Turismo attorno a Les Vans all'epoca

Il mercato di Les Vans

Stazione del tramLa piccola città di Les Vans

Les Vans (175 m; autobus per Alès, Largentière, Aubenas e Vals, per Villefort e Montélimar; Hotel Dardaillon, place Léopold-Ollier, 14 camere; Château du Scipionnet, a 2 km a nord-est, 13 camere; Ufficio del Turismo, rue de l'Hôtel-de-Ville, tel. 31), 1.632 abitanti, situata in una piccola valle che si apre a nord-est sulla valle del Chassezac. Nella piazza Léopold-Ollier, si trova il monumento al chirurgo Ollier che, tra i primi, riuscì a Lione a eseguire la resezione delle articolazioni. Chiesa con un bell'altare in legno di quercia scolpito. Nel giardino dell'ospedale, è presente un'iscrizione funeraria di epoca romana. Belle passeggiate nei dintorni lungo le rive del Chassezac.

All'inizio del XX secolo, la cittadina di Les Vans si stava già affermando come meta privilegiata per i primi viaggiatori in cerca di autentiche esperienze nelle Cévennes. I visitatori arrivavano in diligenza o con i primi autobus per scoprire i paesaggi aspri lungo il fiume Chassezac. Gli hotel intorno alla piazza della chiesa si rivolgevano a una clientela borghese attratta dal clima mediterraneo e dalla bellezza selvaggia delle gole circostanti. La gente veniva ad ammirare il bosco di Païolive, le cui insolite formazioni calcaree e le cui querce bianche affascinavano già gli amanti delle meraviglie naturali. Si facevano escursioni a piedi o a dorso di mulo verso villaggi arroccati come Thines, per contemplare la sua chiesa romanica isolata tra le montagne. Il mercato settimanale era il cuore pulsante della vita locale, offrendo ai turisti uno spettacolo pittoresco di colori e profumi del sud. Le guide dell'epoca elogiavano la purezza dell'aria e la qualità dell'acqua sorgiva, attirando così i primi appassionati di climatoterapia (turismo della salute). Anche le rive dell'Ardèche, più a valle, iniziarono ad attrarre fotografi che immortalarono i ponti in pietra e le falesie calcaree. Questo periodo segnò il risveglio di una consapevolezza del patrimonio, in cui la conservazione delle tradizioni locali divenne un punto di forza per gli abitanti delle città.

Piazza Léopold OllierIl misterioso bosco di Païolive

Bosco di Païolive (2 ore per una visita breve, 4 ore per una visita dettagliata). Il bosco di Païolive, attraversato dal Chassezac e che si estende a est della strada N. 101, è una delle più strane curiosità naturali del Vivarais. Una visita approfondita del bosco richiede circa 4 ore a piedi e una guida è indispensabile; la casa della guida si trova sul limite del bosco, a Combe de Mège, a 5 km a est di Les Vans sulla strada N. 101. I turisti che non hanno molto tempo a disposizione potranno farsi un’idea del paesaggio di Païolive prendendo dalla Combe de Mège la strada che attraversa il bosco e che offre all'uscita una bella vista sulla gola del Chassezac, la quale forma un lungo meandro attorno al promontorio scosceso che ospita Casteljau. In alternativa, è possibile passeggiare a piedi nelle zone immediatamente limitrofe (circa 20 km andata e ritorno).

Caffè dell'AvenueÈ impossibile, attraverso una semplice descrizione, guidare i turisti tra le meraviglie del bosco di Païolive, un gigantesco labirinto di rocce calcaree bianche, con stratificazioni orizzontali spezzate in ogni senso, disposte ad anfiteatro, a gradinate e in architetture fantastiche. Una bella vegetazione di querce, qua e là piantagioni di gelsi, fa ombra a questo immenso caos attraverso il quale il Chassezac ha scavato un pittoresco canyon. Ci limiteremo a indicare, nell'ordine abituale della visita, le principali attrazioni del bosco.

Il tramDa Combe de Mège si sale, su grandi lastre di calcare, verso la cappella di Saint-Eugène, costruita sulla sommità di una grande roccia calcarea: vista bellissima sulla valle del Chassezac, sulla conca e sul villaggio di Chassagnes, a ovest sulla catena del Tanargue e, in lontananza, a est, sul monte Ventoux. Di fronte, dall'altro lato del fiume, si erge il promontorio di Cornillon con i resti di un villaggio antico; verso sud-est si sviluppa sulla riva destra la scogliera di l'Endieu. Si scende poi sulla riva destra del Chassezac; sulla riva sinistra si trova la grotta des Barres. Si supera la stretta fenditura della gola della Gleizasse, poi, risalendo sulla parete della riva destra, si raggiunge un cornicione largo circa un metro, che serpeggia lungo la parete verticale e si mantiene a circa 30 metri sopra il Chassezac.

Svoltando a sinistra, si entra, tra due grandi rocce, in una piccola gola ricoperta di vegetazione, e presto si arriva, attraverso una roccia scavata a mo' di tunnel, alla Gleizasse (in dialetto, "la grande chiesa"). Si tratta di una grotta o vestibolo formato da due grandi rocce inclinate l'una contro l'altra, le cui fessure superiori lasciano filtrare la luce del giorno: da qui si gode di una vista molto interessante sulla riva sinistra del fiume. Successivamente si ammira la Rotonda, una vera e propria sala da ballo con il pavimento livellato.

Oltre il castello dei Tre Signori, dove alcune rovine informi si confondono con la roccia, si raggiunge la parte più selvaggia del bosco, la zona del bosco di Gagniet. È un labirinto immenso di pietra, boscoso, coperto di vegetazione e rovi, dove la roccia assume le forme più bizzarre. Uno dei siti più belli è chiamato "Il Salone" (le Salon): lì, su prati ombreggiati da alberi meravigliosi, si ergono grandi rocce monolitiche, come la Figlia di Lot, la Monaca, ecc. Nella parete di un enorme blocco, circondato da rovi, si apre una fessura che funge da nicchia per una statuetta della Madonna, visibile solo avvicinandosi fin quasi ai piedi della roccia. A poca distanza, in un piccolo recinto di roccia, sgorga una sorgente da una fessura in una grande pietra.

I Lavatoi Tornando verso Combe de Mège, si può visitare il Creux de la Perdrix, che si trova a pochi minuti dalla strada, così come la grotta dell'Assiette. Se, al contrario, si continuasse ad attraversare il bosco verso sud-est, si giungerebbe nella regione dei dolmen: oltre il bosco des Rages, le rocce diventano gradualmente meno alte e gli alberi più radi; subentrano i cespugli e si entra in un deserto di pietre bianche, popolato da dolmen. Si arriverebbe così a Berrias, a 10 km da Les Vans, anche se da Berrias alla strada N. 101 la distanza è di soli 3 km.

Ponte del ChassezacEscursione verso Gravières e Thines

Variante da Les Vans a Villefort lungo la strada della Borne (strada di 27 km, solo 3 km più lunga e molto pittoresca, ma stretta e abbastanza difficile; informarsi sullo stato del fondo stradale prima di partire). Si segue dapprima per 1,5 km la strada diretta per Mende, lasciando a destra il curioso gruppo delle 15 edicole del Rosario; poi si biforca a destra, oltre l’insediamento di Armes-Bas, si attraversa un burrone e si risale. Gravières: chiesa romanica che custodisce un Albero di Jesse scolpito risalente al XIV secolo. Ponte di Gravières (170 m) che attraversa il Chassezac nel punto in cui emerge dalle gole. A destra si lascia una strada vicinale che, risalendo un burrone selvaggio dove scorre un piccolo affluente del Chassezac, conduce (dopo 10 km) a Thines.

Thines, 181 abitanti, un povero villaggio costruito su un’altura scoscesa (542 m s.l.m.), in un sito selvaggio e magnifico, conserva una chiesa romanica che è tra le più interessanti del Vivarais, sebbene sia legata all’architettura del Velay. Costruita presumibilmente nel primo quarto del XII secolo, è un edificio in granito, composto unicamente da una navata con volta a botte e un’abside a catino, quest’ultima degna di nota per la sua muratura policroma e l’eleganza della sua decorazione esterna. La scultura del portale laterale sud, dell'ultimo quarto del XII secolo (dopo il 1175), secondo M. Paul Deschamps, si avvicina ai grandi complessi provenzali di Saint-Gilles e Saint-Bernard di Romans; l'architrave raffigura l’Entrata di Cristo a Gerusalemme, l'Ultima Cena e il Bacio di Giuda; il timpano risale invece solo al 1862. La chiesa ospita una Vergine in legno del XIII secolo, seduta su un trono con il Bambino sulle ginocchia. Nel villaggio di Tastevin è stato eretto un monumento in memoria di dodici partigiani (maquisard), di un contadino e di un'anziana donna fucilati qui dai tedeschi il 4 agosto 1943.

Basso VivaraisLa valle della Borne e l'arrivo a Villefort

Lafigère, sulla destra, in quota. La strada per Villefort risale la gola che cambia progressivamente aspetto; gli scisti lasciano il posto ai graniti. Si segue verso nord-ovest la riva sinistra, assecondando tutte le sinuosità del torrente Chassezac. Sainte-Marguerite-Lafigère: vista splendida sul sito di Pied-de-Borne; nella valle si trova un impianto per il trattamento del minerale di piombo argentifero, del rame, ecc., proveniente dalla concessione del Chassezac. Si oltrepassa la Borne, affluente di sinistra del Chassezac, su un bel ponte (che segna il confine tra l’Ardèche e la Lozère), di fronte alla pittoresca cappella di Sainte-Marguerite, e poi si scende lungo la riva destra della Borne. Sulla sinistra, abbarbicati al fianco della montagna, si scorgono i borghi di Planchamp, con il bel castello dove nacque Odilon Barrot (1791-1873).

Bosco di Païolive Pied-de-Borne è un borgo raggiungibile tramite un bel ponte sul Chassezac, situato in un sito ammirevole ai piedi della montagna di Planchamp e alla confluenza delle tre gole selvagge del Chassezac, dell’Altier e della Borne.
La Borne è una regione naturale che comprende non solo la valle della Borne, ma anche la parte alta dell’Altier e del Chassezac con le loro numerose gole secondarie. Questa zona, granitica nella parte superiore e scistosa più in basso, è una delle più profondamente scavate, selvagge e affascinanti delle Cévennes. I montanari hanno costruito terrazzamenti per coltivazioni e vigneti sui ripidi pendii, e hanno tracciato piccoli canali o “béals” per convogliare l’acqua necessaria all’irrigazione. Magnifici castagneti coprono i vasti pendii rocciosi e, più in basso, si trovano ulivi e lecci.

La strada risale con dolce pendenza la riva destra dell’Altier, in fondo a una gola grandiosa ricoperta di castagni, per poi lasciare l’Altier a sinistra e risalire la riva destra del torrente Palhères.
Da Les Vans a Villefort, il percorso della strada N. 101 è magnifico. Uscendo da Les Vans, la strada non tarda a innalzarsi tra i castagni, attraverso una rampa ripida e sinuosa, dominata a sinistra dalle pendici brulle del monte Malons (997 m) e sovrastando a destra la valle del Chassezac, offrendo vedute ampissime.
Si giunge al Colle del Mas de l’Air (850 m), da dove la strada scende rapidamente e con molte curve nell'alta valle del Cèze. Si incrocia la strada N. 106, che si segue verso destra per attraversare subito il colletto di Villefort (655 m), situato tra le sorgenti del Cèze e il vallone del Palhères. Di Jean Jacques Fauvel. Cévennes, Languedoc: Rouergue, Albigeois, Causses, Gévaudan, Velay, Vivarais